Mi chiamo Francesca Cepparulo, ma tutti mi chiamano Kekka. Ho 27 anni, sono del segno dei Gemelli e, pur non essendo superstiziosa, mi piace conoscere queste cose.
Ho problemi di udito in entrambe le orecchie: a sinistra è più grave, quindi faccio fatica a distinguere le parole, anche se percepisco i rumori; a destra, invece, è lieve. Indosso apparecchi acustici che mi permettono di sentire bene.
Credo di aver iniziato a portarli a 7 anni, quando le mie maestre si accorsero del problema: a scuola facevo errori nei dettati e saltavo frasi perché non capivo alcune parole. Segnalando la situazione ai miei genitori, tutto ebbe inizio.
Gli apparecchi acustici vanno cambiati ogni cinque anni perché il loro motorino, essendo molto piccolo, ha una durata limitata. Possono funzionare più a lungo, ma quando andavo a scuola era essenziale averne sempre un paio nuovo. Una volta ricevuti i sostituti, quelli vecchi non li usavo più, perché la tecnologia avanzava e migliorava la qualità dell’ascolto.
Per anni ho vissuto con la paura di non essere accettata a causa del mio problema, sentendomi a disagio e piena di insicurezze. Finché non ho incontrato il mio ragazzo, che mi ha sempre vista per quella che sono, rassicurandomi sul fatto che non c’era nulla di cui preoccuparsi.
Nonostante il suo sostegno, all’inizio non è stato facile. Ora, però, gli apparecchi acustici quasi me li dimentico, tanto che a volte non mi sembra nemmeno di averli addosso. Lui mi ha sempre detto che chi dovrebbe vergognarsi sono coloro con brutti vizi, come il fumo o l’alcol.
In passato evitavo di raccogliere i capelli perché volevo coprirli, anche in estate. Quando proprio dovevo legarli, optavo per una coda bassissima con due ciocche ai lati del viso.
Gli anni delle medie e delle superiori sono stati difficili. Solo nell’ultimo anno di scuola superiore ho provato a raccoglierli in una coda alta, ma poco dopo li scioglievo subito, anche quando un’amica mi faceva le trecce. Per il resto del tempo, li tenevo bassi con qualche ciocca davanti, perché mi faceva sentire più sicura.
Nel 2015 iniziai ad andare in palestra e, per la vergogna, alternavo tra tenerli sciolti e legarli in una coda bassa. Per anni questo disagio mi ha accompagnata, ma con il tempo è svanito.
All’inizio della nostra frequentazione mi sentivo ancora a disagio e cercavo di coprirmi spesso, ma il mio ragazzo è stato il mio pilastro, supportandomi per anni. Mi diceva che il mio problema era insignificante e che le vere difficoltà le affrontano coloro che fanno scelte sbagliate. Le sue parole mi hanno dato sicurezza, aiutandomi a placare gli uragani di pensieri nella mia testa.
Negli ultimi tre anni, e soprattutto negli ultimi due, ho completamente dimenticato di indossare gli apparecchi acustici. Ormai è come se fossero dei semplici giocattoli, ahaha!